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martedì 31 gennaio 2012

Una giornata pratese

Il giorno 28 gennaio 2012, ho partecipato al workshop Comunicare è futuro: sei felice di Prato?

Per capire di che cosa stiamo parlando e quali sono le criticità che affliggono il territorio cittadino, la provincia e il distretto del tessile-abbigliamento, riporto alcuni dati sull'economia pratese degli ultimi dieci anni. Il comune di Prato ha una popolazione di 188.011 abitanti al 31/12/2010 di cui il 7% sono residenti stranieri (si noti che la comunità cinese, come di tradizione, non è integrata con la popolazione locale).

Dati settoriali a livello provinciale (fonte Camera di commercio di Prato):
Nel 2002:
  • il settore tessile contava 4.554 imprese (di cui 53, l'1,2%, in mano a imprenditoria cinese) e 28.600 addetti
  • il settore abbigliamento contava 1.910 imprese (di cui 1.210, il 63%,  in mano a imprenditoria cinese) e 2.425 addetti
Nel secondo trimestre 2011:
  • il settore tessile contava 2.398 imprese  - 47% rispetto al 2002  (di cui 257, l'11%, in mano a imprenditoria cinese, +385% rispetto al 2002)
  • il settore abbigliamento contava 4.072 imprese +113% rispetto al 2002 (di cui 3.402, l'84%, in mano a imprenditoria cinese, +181% rispetto al 2002)
I dati dell'occupazione sono fermi al 2006:
  • il settore tessile contava 21.436 addetti -25% rispetto al 2002
  • il settore abbigliamento contava 1.237 addetti -45% rispetto al 2002 
Se ai dati dell'occupazione 2006 aggiungiamo quelli  delle ULA (Unità standard di lavoro) si coglie il nocciolo della crisi.
  • il settore tessile contava 4.429 UL  (5.508 nel 2002)
  • il settore abbigliamento contava 2.758 UL (2.098 nel 2002)
Poiché, come da definizione, le UL misurano il volume di lavoro impiegato nella produzione dei beni e servizi non più legate alle persone fisiche, nel settore abbigliamento a fronte di una diminuzione dell'occupazione ha reagito alla crisi con un incremento del volume di lavoro. Il settore tessile, al contrario, ha subìto una contrazione sia dell'occupazione sia del volume di lavoro.

Il distretto tessile di Prato ha conosciuto diversi periodi  di crisi, nella prima metà degli anni 80 e nel 2001. In entrambi i casi l'imprenditoria locale ha reagito con innovazioni di prodotto (nuovi materiali), orientate alla qualità (moda), e di processo e riconvertendosi dal tessile all'abbigliamento. In seguito alla grave crisi economica del 2008 tuttavia, la Regione Toscana ha chiesto nel 2011 lo stato di crisi per il distretto che dovrebbe essere inserito in un accordo di programma con il Ministero dello sviluppo economico per il rilancio della filiera tessile.

Note sul workshop:
Ho notato che c'erano solo un paio di cinesi in sala. Durante il workshop non è stato intervistato nessun imprenditore/esponente di spicco cinese e non è stato presentato nessun progetto di cinesi. Si segnala solo il progetto Mingtian per la realizzazione di un Centro di cultura Sinica per favorire l'integrazione tra culture. Eppure in sala qualcuno ha tweetato "basta parlare di #cinesi" (singolare strategia dello struzzo).

A fianco di interventi di spessore come, ad esempio, quello della città di Como che con il progetto comoON, punta con energia sui giovani per ridare slancio al settore tessile, quello di Manuela Soldi sul festival della letteratura di Mantova oppure quello di Anna Pironti sul castello di Rivoli, e sul bellissimo lavoro di integrazione degli immigrati nel quartiere di San Salvario, o di alcuni validi progetti d'impresa quali BettaKnit (innovazione a monte della filiera tessile) e Modalab di PratoFutura (come riempire di nuovi contenuti il made in Italy), ci sono stati interventi e proposte probabilmente non all'altezza degli obiettivi che si proponeva il forum (ad esempio progetti di micro-credito ci sono in quasi tutte le città capoluogo della Toscana).

Alcuni interventi sono stati deludenti nei contenuti in particolare quello di Tito Boeri che non ha detto niente di nuovo, probabilmente sarebbe stato preferibile un intervento dell'economista Dei Ottati dell'Università di Firenze, che è esperta di sistemi locali e in particolare del caso di Prato, e quello di Edoardo Nesi che non ha aggiunto nulla, parole sue, perché aveva già scritto, instillandomi il sospetto che neanche prima avesse molto da dire, a parte la lode e il rimpianto dei bei tempi andati.

Complessivamente l'incontro è stato conforme alle attese, perché è un esempio di come un territorio, cerca di fronteggiare la crisi economica e la decadenza di un settore tradizionale fortemente caratterizzante e come comunica la nuova immagine che si vuole dare.

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